Difendersi dalle truffe crypto con le nuove regole MiCA
Francesco Petitti, Daniele Turchetta
Per anni il mercato delle criptovalute è stato un territorio senza sceriffo. Investire significava muoversi nel “Far West” digitale: opportunità immense, ma anche frodi, manipolazioni e piattaforme che si autoassolvevano dietro il mantra “Do your own research”. Se un token si rivelava una truffa, la colpa era sempre dell’investitore. Oggi non è più così. Con l’entrata in vigore del Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets, Reg. UE 2023/1114), l’Unione Europea ha imposto agli exchange obblighi chiari di trasparenza, controllo e tutela degli utenti. In sostanza, se un intermediario non vigila come dovrebbe, può essere ritenuto legalmente responsabile delle perdite subite dagli investitori.
Il nuovo sceriffo: MiCA cambia le regole del gioco
MiCA segna la fine dell’anarchia nel mercato cripto. Gli exchange non sono più semplici “vetrine digitali”, ma veri e propri intermediari soggetti a regole di condotta. Devono agire “in modo onesto, corretto e professionale secondo il migliore interesse dei clienti”. Questo principio, apparentemente etico, ha oggi un valore giuridico vincolante. Il regolamento impone un preciso dovere di controllo, perché un exchange non può più listare qualsiasi token senza verifiche preventive. Se un progetto è palesemente fraudolento o privo di whitepaper verificabile, la piattaforma che lo promuove senza averlo controllato può essere considerata corresponsabile. Allo stesso modo, entra in gioco il dovere di trasparenza: l’utente deve ricevere informazioni complete, chiare e non fuorvianti sui rischi di ogni cripto-attività. Infine, MiCA impone il dovere di adeguatezza.
Responsabilità degli exchange: un principio che vale anche prima di MiCA
La responsabilità degli intermediari non nasce con MiCA. La giurisprudenza italiana aveva già fissato i confini di un comportamento diligente, richiedendo il rispetto degli obblighi informativi e di adeguatezza anche nel settore finanziario classico. La Cassazione Civile – con le sentenze n. 18153 del 2020 e n. 3712 del 2019 – ha stabilito che, quando un intermediario non adempie ai propri doveri, l’onere della prova si inverte. Non è il cliente a dover dimostrare la colpa, ma l’intermediario a dover provare di aver agito con la diligenza richiesta. Applicando questo principio al mondo cripto, se una piattaforma consente la vendita di un token fraudolento senza le dovute verifiche, la responsabilità può ricadere direttamente su di essa. La legge presume che il danno economico derivi dalla mancanza di vigilanza o dalla carenza informativa. È un rovesciamento importante: da “rischio personale” a “responsabilità professionale”.
Come far valere i propri diritti: dalla PEC alla causa
Chi è stato truffato o ha acquistato token privi di valore ha oggi la possibilità di agire su due piani distinti. Il primo è quello stragiudiziale, che parte con una comunicazione formale – preferibilmente tramite PEC – indirizzata all’exchange. Nel reclamo si può contestare la violazione degli obblighi informativi, l’inadeguatezza dell’operazione rispetto al profilo dell’investitore e la mancanza di diligenza nella selezione dei token listati. In pratica, si sostiene che, se l’intermediario avesse informato correttamente, l’investimento non sarebbe mai stato effettuato. Se la via extragiudiziale non porta a un risarcimento, resta la strada giudiziale. L’investitore può promuovere una causa civile presso il tribunale del proprio luogo di residenza, il cosiddetto “foro del consumatore”.
I punti di forza in giudizio per l’investitore
In giudizio, l’investitore parte da una posizione di vantaggio. L’onere della prova è invertito: spetta all’exchange dimostrare di aver agito correttamente, di aver fornito tutte le informazioni necessarie e di aver rispettato il profilo di rischio dichiarato. Se non riesce a provarlo, la legge presume la sua colpa. Inoltre, la giurisprudenza tende a escludere il concorso di colpa del cliente, a meno che non emerga un comportamento del tutto anomalo, come consegnare denaro contante a soggetti non autorizzati o agire fuori dai canali ufficiali. In tutti gli altri casi, l’affidamento dell’investitore sulla professionalità dell’intermediario viene considerato pienamente legittimo.
Il messaggio finale: il Far West è finito
Il tempo delle scuse è terminato. Gli exchange non possono più nascondersi dietro il paravento della libertà di mercato per giustificare la mancanza di vigilanza. Con MiCA entra in vigore un principio chiaro: chi gestisce piattaforme di scambio crypto ha una responsabilità diretta nei confronti dei propri clienti. Il mercato delle criptovalute non è più una terra di nessuno. La fiducia degli investitori è un bene giuridico da tutelare, e quando viene tradita, la legge offre strumenti concreti per chiedere conto a chi avrebbe dovuto vigilare.
Ogni operazione deve essere compatibile con il profilo di rischio dell’investitore. Se un soggetto prudente viene spinto a investire in un token ultra-speculativo, l’exchange non può più invocare la libertà di scelta dell’utente come scudo. Questi principi, già presenti nella normativa MiFID per i mercati finanziari tradizionali, si estendono ora anche al mondo cripto. Le autorità di vigilanza come Consob ed ESMA potranno persino vietare l’offerta di cripto-attività considerate eccessivamente rischiose o opache.
In sede di giudizio si può chiedere l’annullamento del contratto per grave inadempimento, la restituzione del capitale investito e, nei casi più gravi, un risarcimento per responsabilità precontrattuale o extracontrattuale. La responsabilità precontrattuale si configura quando l’exchange attira il cliente con informazioni false o fuorvianti durante la fase di promozione del token, mentre quella extracontrattuale deriva dalla violazione del principio del neminem laedere, cioè del dovere generale di non arrecare danno ad altri. In alternativa, è possibile chiedere il risarcimento del danno patrimoniale, comprensivo di rivalutazione monetaria e interessi.
a cura di Francesco Petitti
Avvocato
a cura di Daniele Turchetta
Avvocato


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